Dicembre 2025

Ricominciare da casa: il co-housing sociale come percorso verso l’autonomia
Ci sono momenti della vita in cui serve un tempo per ricostruire, mettendo ordine e riprendendo fiato.
Il servizio di co-housing sociale di Fratelli è Possibile nasce nel 2018 proprio con questo intento, oggi gestisce tre alloggi: uno a San Mauro Pascoli, con la referente Jennifer Migani, uno a Longiano e l’altro a Cesenatico con la referente Manuela Sottile, che racconta:
“Offriamo uno spazio sicuro a chi ne ha bisogno. Il co-housing non è un parcheggio né un dormitorio, ma un luogo di abitare condiviso da cui ripartire, per costruire nuovi punti di appoggio. Con questo servizio offriamo sostegno su diverse aree: burocratica, economica, relazionale, a volte anche sanitaria. È come in una casa: se traballa anche una sola parete rischia di cedere tutto l’insieme”.
Coabitare per ritrovarsi
I due appartamenti possono accogliere fino a tre persone, ciascuna nella la propria stanza, con alcuni spazi condivisi, come il bagno e la cucina, mentre nel terzo immobile risiedono 5 persone.
“I coinquilini di un co-housing non si scelgono, si incontrano – racconta Manuela –. Quindi possono sorgere conflitti, dissapori, su cui lavoriamo partendo da due strumenti fondamentali: il confine e la parola. Anche i litigi hanno un valore, perché insegnano a restare, a non fuggire. E dietro al motivo scatenante, che spesso si manifesta come una questione piccola ad esempio un piatto lasciato fuori posto, si possono celare emozioni profonde”.
Accompagnare, non sostituirsi
Il cuore del co-housing è l’accompagnamento verso l’autonomia. “Il nostro ruolo è di essere come una cerniera tra le persone e le reti dei servizi – spiega Manuela –, facilitando un percorso che è diverso per ogni persona. Accompagnare non significa insegnare o sostituirsi, ma esserci: nel senso di essere accanto, con discrezione e buon senso, perché cerchiamo di aiutare le persone ad “abitare se stesse, oltre che la casa”.
Ma ‘esserci’ significa anche essere vigili, saper cogliere segnali: “Ricordo un episodio in cui abbiamo riconosciuto in tempo i sintomi di un infarto e siamo riuscite ad allertare i soccorsi prima che succedesse il peggio”.
Lavorare in rete con i servizi sociali
Il co-housing è parte di un ecosistema più ampio, costruito insieme ai servizi sociali territoriali. Sono loro a segnalare le persone che possono beneficiare del progetto, attraverso una valutazione condivisa con Fratelli è Possibile.
“Ogni percorso nasce da un lavoro comune – dice ancora Manuela –. Si parte da una candidatura, a cui segue una valutazione generale per poi definire un progetto su misura, che evolve con la persona. Non è mai un modello fisso, ma un cammino che si adatta”.
Oltre al supporto abitativo, la collaborazione con i servizi sociali riguarda anche l’aspetto lavorativo e di reinserimento: insieme alla persona si costruisce un curriculum, si cercano opportunità, si rimettono in moto competenze. “Ci sono persone anche con esperienze lavorative importanti alle spalle, con titoli di studio, che nella loro vita hanno perso tutto. Trovare nuove opportunità non è sempre semplice, è un lavoro che può funzionare solo se fatto in rete”.
Il tempo del cambiamento: un percorso verso l’autonomia
Il percorso di co-housing è strutturato per non durare più di due anni, ma questo tempo può variare a seconda della storia di ognuno. “Alcune esperienze richiedono più tempo. Chi arriva, ha ferite, aspettative, a volte pretese – spiega Manuela –. Noi lavoriamo sul ritmo delle cose che crescono piano. La sfida è tenere insieme realtà e desiderio”.
E se si perdono motivazioni? “Può capitare di adagiarsi, purtroppo. Al che interveniamo per rinforzare la fiducia, fino a scoprire che si possiedono le risorse per cambiare le cose. L’autonomia si costruisce, non si impone”.
Quando il percorso si conclude, arriva il momento del saluto, con la riconsegna delle chiavi di casa, gli ultimi mesi sono stati tempo di saluto per 4 persone: “A volte non è facile separarsi perché ci si affeziona, ma fa parte del processo – rivela Manuela –. Spesso con le persone che salutiamo poi restiamo in contatto: ci scrivono, ci dicono come stanno, se hanno cambiato lavoro o raggiunto nuovi traguardi”.
Negli anni, molte storie hanno lasciato il segno. “Ricordo un signore che era arrivato veramente disperato e pieno d’ansie. In un anno e mezzo è riuscito a ottenere un contratto a tempo indeterminato ed è rientrato in un alloggio popolare. Oggi vive sereno, con la sua casa e il suo mobilio, quella è stata davvero una grande gioia”.
Un servizio che cambia chi abita, ma anche chi accompagna
“Lavorare nel co-housing mi ha insegnato molto – conclude Manuela –. Ho capito che la casa è un luogo psichico prima che architettonico. Ognuno porta con sé la propria stanza interiore: a volte è chiusa, a volte vuota, a volte in disordine. Accompagnare qualcuno nel ridefinire e riabitare questa stanza non è facile, ma ti dà molto. In questi anni ho visto che la cura nasce da piccoli gesti: un caffè condiviso, un ‘come stai?’ non di circostanza, il coraggio di restare anche nel silenzio senza doverlo riempire per forza. È così che si costruiscono relazioni più autentiche e si riparano le ferite”.

