«La gattara che non puoi contraddire»
Dal libro “Ogni casa una storia”
Siamo di fronte alla casa di Rita, ma Silvia non preme il campanello. Sto per chiederle cosa stiamo aspettando, quando si gira verso di me: «Mi raccomando, non contraddirla. Speriamo vada bene». Mentre penso che non sia l’incoraggiamento di cui ho bisogno per il mio primo incontro con Rita, la mia collega sospira e suona.
Compare una signora minuta, con i capelli bianchi a caschetto e gli occhiali: il suo cardigan rosa pastello e i pantaloni leggeri le donano un’aria sobria e chic, non sembra la persona che Silvia mi ha descritto qualche giorno fa. Il tempo di squadrarmi e ci sbatte la porta in faccia.
«Rita, no!» esclama Silvia infilando un piede tra lo stipite e la porta. Riusciamo ad entrare, ma l’espressione indispettita della signora ci blocca nell’atrio. Noto un particolare che stona con il suo outfit: un paio di ciabatte aperte e con gli strass; sotto, i calzini bianchi di spugna.
«Non la voglioooo.»
«Rita, buongiorno. Possiamo parlare da persone civili?»
«Fuori!»
«Qual è il problema? Avevamo un appuntamento.»
«O vieni da sola, o non venire più. Ah, ecco, la sento!»
«Senti cosa?»
«Oh, che sofferenza! È la sua aurea negativa. È lei, quella nuova.»
Mi sa che parla di me.
«Dai Rita, non si giudica una persona dopo cinque secondi. Lei è Teresa, la nuova mediatrice che mi affianca nelle visite domiciliari.»
«Sono stanca, stanchissima. Guarda i miei occhi!»
«Sei andata dall’oculista?»
«Non ho bisogno dell’oculista!»
«Rita, hai la congiuntivite.»
«No, è Gesù che ce l’ha con me! È nervosissimo, me lo ha detto anche sua madre al telegiornale».
Silvia mi aveva avvertito, ma, finché non senti con le tue orecchie, non ti rendi conto della delirante realtà in cui certe persone vivono.
«Cos’altro ha detto la Madonna?»
«Non te lo dico.»
«Perché?»
«Perché c’è quella» risponde, agitando un dito verso di me. «Mi crede pazza.»
«Nessuna ti crede pazza, Rita. Comunque, siamo qui per un altro motivo: quando hai pagato l’ultima bolletta?»
In quel momento assisto a una trasformazione degna del dottor Bruce Banner quando subentra Hulk: Rita inizia a produrre un suono gutturale, che parte dallo stomaco e risale lungo la gola. Diventa paonazza, la mascella si irrigidisce, spalanca la bocca e inizia a urlare: «Nooo, io non pago più. Ho già pagato a Natale».
Beh, cosa pretendiamo? Siamo solo a maggio. Presto i suoni rabbiosi si tramutano in una litania disperata: anche oggi è stato il giorno più brutto della sua vita e la mia energia negativa le ha fatto venire il mal di testa. L’ascolto mentre descrive il rapporto intenso e conflittuale tra lei e Gesù, quando un bellissimo gatto bianco con una macchia nera sul muso attira la mia attenzione strusciandosi sulle mie caviglie.
«Che bello! Come si chiama? Adoro i gatti» dico senza pensarci. Rita si zittisce, mi trafigge con lo sguardo iniettato di sangue per colpa della congiuntivite, ma Silvia mi fa segno di proseguire. «Io ne ho due, si chiamano Mestolo e Ramina». La padrona di casa si gira verso la cucina, la seguiamo in silenzio. Abbiamo superato l’ingresso: un successone. Silvia, allora, torna all’attacco: «Ascolta Rita, so che hai appena traslocato e che la casa non sembra ancora tua».
«Ci sono le presenze.»
«Andranno via te lo assicuro. Si tratta solo di prendere confidenza con l’ambiente. Nel frattempo, però, le responsabilità vanno portate avanti. Dobbiamo metterci in pari con le bollette, finire di pagare quelle arretrate e saldare le nuove. Come vedi, i colleghi di ACER non ti stanno facendo multe, ma è giunto il momento di sistemare la questione».
Questo è l’obiettivo del nostro lavoro, portare equilibrio nella gestione della casa, rinforzare le risorse di ognuno per migliorarne l’autonomia. «Quelli pensano ai soldi perché non hanno i folletti che urlano nelle loro orecchie tutta la notte. Se avessero la sfortuna di sentire e vedere tutto come succede a me, non si preoccuperebbero di simili cavolate. E poi mi occupo già dei miei trovatelli.»
«Questo è molto bello, ma non possiamo ignorare gli altri doveri.»
«Quanti anni hanno?»
«Chi?»
«Non sto parlando con te!» e infatti la domanda era rivolta a me, che sono rimasta sullo sfondo.
«Più o meno dieci mesi. Quando torno a casa, mi corrono incontro per salutarmi. Con i loro miagolii sembrano dirmi “non focalizzarti sulle cose andate male nella giornata” e subito mi sento meglio. Sono il mio rifugio.»
«Ho preparato il tè».
Il suo tono scorbutico non mi inganna: «Mi piacerebbe conoscere anche gli altri tuoi gatti. Che ne dici se adesso sistemiamo le utenze e facciamo un foglio con tutte le scadenze da appendere al frigo? Quando abbiamo finito, ti faccio vedere le foto dei miei».
Lei continua ad armeggiare con il servizio da tè, mi chiedo se stia per lanciarmi la zuccheriera. All’improvviso, si ferma: «Domani vado a pagare le bollette, ma solo se la prossima volta torni con lei. Tè verde o infuso allo zenzero?»
Silvia sorride, il suo sguardo dice che è andata bene.
Scritto da Maria Rivola, pubblicato nel libro “Ogni casa una storia”
Edito da Fratelli è Possibile e Acer Rimini dicembre/2023


